Judo, 36° Trofeo Internazionale “Città di Tolmezzo”: Borsari di bronzo

Articolo di Agnese Borsari - 11 anni

 

MI chiamo Agnese. Ho 11 anni e da 4 pratico la disciplina del Judo presso la “ASD Judo Club San Vito”.

 

Il 14 aprile 2018 partecipai al 36° Trofeo Internazionale “Città di Tolmezzo” svoltosi a Villa Santina, assieme ai miei amici Isabel e Aldo, accompagnati dal nostro allenatore Stefano Ambrosio.

 

Entrando nel palazzetto pieno di fracasso, urla e schiamazzi di bambini, mi trovai di fronte ad una moltitudine di stranieri provenienti da diversi Paesi.

 

Mentre mi guardavo intorno, pensavo di essere a casa. Il mio allenatore decise subito di portarci nella sala di riscaldamento per prepararci alla gara.

 

Il riscaldamento fu faticoso, ma per fortuna finì in fretta. Dopodiché, andammo a sederci sugli spalti in attesa che arrivasse il nostro turno per lottare.

 

Ad un tratto, sentii il mio nome; come una scheggia, mi addentrati nella foresta di bambini somiglianti a lampioni che, invece di illuminare la foresta, la rovinavano con le urla. Dopo di me, mi raggiunse una ragazzina croata.

 

Salendo sul tatami, scrutai il ghigno della giraffa: era, allo stesso tempo, soddisfatta e insoddisfatta, forse, di combattere con una formica come me. Facendo il saluto contemplai i suoi occhi, riuscendo ad interpretare cosa immaginasse nella sua testa: credetti che mi volesse atterrare all’istante…..

 

Tuttavia, si dimostrò un po' distratta forse presa, anche lei come me, dall’emozione.

  • Hajimè.

 

Al via, iniziai a scatenarmi, mi trasformai da formica innocua a leone inferocito. In due minuti la mia avversaria era a terra, sotto di me, immobilizzata.

  • Ippon! Mate – disse il giudice, serio e con voce cupa.

 

Felice, uscii dal tatami e tornai dai miei compagni che attendevano.

 

Seguirono altri due incontri. Il primo fu una grossa sconfitta e un occhio nero: mi ritrovai, infatti, con una nemica temuta, già incontrata in altre occasioni, che io chiamo “ la belva”. Con una tecnica mi fece strusciare la faccia contro il tatami ruvido, procurandomi una grossa botta all’occhio.

 

Il secondo e ultimo incontro, invece, fu abbastanza semplice: in poco tempo atterrai la mia avversaria.

 

Chiamata sul podio dal giudice, non credetti ai miei occhi: anche se il podio era tutto bianco, per me era oro come se avessi vinto le Olimpiadi per i preagonisti come me, sebbene mi fossi classificata terza.

 

Tornando a casa con la mamma e il mio allenatore, ripercorsi le mie imprese compiute con coraggio e orgoglio, molto fiera di far parte della mia squadra.

 

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Pubblicato il 03 giugno 2018