Scherma, Toffolo trova il suo posto alla sua prima gara

Articolo di Audrey Alice Toffolo - 16 anni

 

Me lo ricordo come se fosse ieri l’adrenalina, la felicità, la soddisfazione, tutte cose nuove per me. L’ avevo desiderata dal primo momento che avevo messo piede nella sala da allenamento, mi ero allenata duramente per far sì che quel giorno arrivasse il prima possibile.

 

La mia prima gara è stata una continua sorpresa, avevo già visto gare di scherma alla televisione ma quando mi sono trovata là era tutto molto diverso, meglio di come me lo immaginavo.

 

Ero molto agitata ma emozionata allo stesso tempo, non sapevo come comportarmi, non sapevo cosa fare, dove andare, era un campo inesplorato per me.

 

Appena entrai nel palazzetto dello sport sede delle gare, a prima vista vidi dei ragazzi più grandi di me o forse della mia stessa età che tiravano e un senso di felicità mi pervase il corpo. Vedere altri ragazzi che avevano la mia stessa passione, per questo sport, era una cosa bellissima mi faceva sentire parte di qualcosa più grande di tutto ciò che avevo visto fin a quel momento.

 

Quando iniziò la gara e ci divisero in gironi la mia mente iniziò a svuotarsi, ero abituata allo stress alla pressione, per via del mio precedente sport, ma lì mi sentivo diversa, era tutto più importante, le cose che mi trasmetteva erano diverse più intense e molto più profonde, mi trapassavano la pelle fino ad arrivare alla mia anima.

 

Il mio primo incontro non durò molto e persi 5 a 0. Ci rimasi un po' male, ma poi il mio allenatore mi rassicurò riuscì a tranquillizzarmi mi rilassai, mi dimenticai del risultato, di ciò che potevano pensare gli altri, dei giudizi che avrei potuto ricevere. Incominciai a pensare che dovevo divertirmi e basta, senza nessun secondo scopo solo dare libertà al mio amore per questo sport. Alla fine dei gironi ero riuscita a fare qualche punto e anche a vincerne un incontro. Ero al settimo cielo per essere riuscita a rendere orgogliosi i miei genitori e il mio allenatore ma ero anch’io più felice per me stessa per essere riuscita a colmare quel vuoto che sentivo dentro.

 

Voglio spiegare come è suddivisa una gara. Ci sono vari gironi formati da 6-7 persone nei quali si svolgono gli incontri, ad ogni incontro si riceve un punteggio, poi s’inizia la diretta nella quale combatti fino a che non vieni sconfitta.

 

La diretta stava per iniziare e io avevo sempre un po' d’agitazione ma iniziò a passarmi grazie ai miei compagni che mi incitavano da vicino. Mentre tiravo per arrivare fino a 15 li sentivo darmi consigli e incoraggiarmi, anche se non capivo tutte le parole che dicevano per colpa della maschera, poi perché ero molto concentrata. Volevo dimostrare di potercela fare di non essere una ragazza qualsiasi. Alla fine, persi, ma ero lo stesso felice, in quella gara avevo dato tutta me stessa e anche di più, ero soddisfatta e mi resi conto di aver trovato il mio posto. Di essere in un luogo in cui mi sento accolta con felicità a braccia aperte. Lo sport è come una seconda casa in grado si darti felicità e soddisfazione, di farti crescere emotivamente e mentalmente.

 

Pubblicato il 17 giugno 2018